Metodo Feldenkrais Torino

Con Paolo Mosso

Feldenkrais è casa mia: siete benvenuti

Più di un anno fa decisi di creare il mio studio in casa e i vantaggi di questa scelta sono al momento tanti, non solo di ordine pratico: Tanto per cominciare abito in pieno centro, a due passi dalla fermata Re Umberto della Metro, a 5 minuti a piedi da Porta Nuova e 10 minuti da Porta Susa. Casa mia è facilmente raggiungibile da chiunque, e nonostante la centralità della zona non è affatto difficile trovare parcheggio. Il palazzo in cui vivo è protetto da un fantastico cortile interno che sembra isolare in maniera surreale dai rumori della città che pochi metri più in là possono essere fastidiosi. In casa ho uno spazio perfettamente adeguato e adibito permanentemente a studio, e questa gestione mi permette di poter proporre dei prezzi competitivi, considerando anche che il Metodo richiede una specializzazione molto elevata. Gli anni di formazione sono quattro, ed è solo l'inizio: il Metodo è formazione continua e continuo studio, non mancano i corsi di specializzazione e di approfondimento avanzato. Ci si sente sempre a metà strada su una strada infinita. Inoltre il Feldenkrais è parte integrante della mia vita e del mio quotidiano, non rappresenta solo l'esercizio di una professione ma è quasi come una seconda natura che sento di indossare. Ricevere in casa riveste anche per questo motivo un'importanza particolare. Il mio studio è una stanza dedicata solo allo sviluppo e all'esercizio del metodo. È in questo spazio che scelgo di approfondire quotidianamente i processi di consapevolezza psicomotoria; è sul suo pavimento che trascorro ore ad ascoltare il mio corpo. È uno spazio che mi ha visto cambiare e crescere molto e che accoglie i cambiamenti di molte persone. Infine, spesso posso permettermi di trascorrere liberamente un po' di tempo con il cliente senza guardare ossessivamente l'orologio. Da qui possono avere luogo racconti interessanti, piccole o grandi confidenze, e qualche sguardo ad uno dei libri sul metodo o sul corpo umano che si trovano in casa mia.
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Un tocco rivoluzionario

Qualche settimana fa sono andato da un medico specialista che ad un certo punto della visita ha voluto toccarmi la schiena. Ho pensato, forse per deformazione professionale, con stupore: "allora esistono ancora medici che usano anche il tocco come strumento di diagnosi". Era infatti da anni che non mi capitava: le visite a cui sono abituato consistono solitamente in uno scambio di informazioni, di consigli, di indicazioni e di prescrizioni che avviene con medico e paziente seduti rispettivamente ai propri posti, con una scrivania che li separa. (Questo non significa che io ritenga che un buon medico per essere tale debba anche toccare il paziente. Semplicemente constato quella che nella mia esperienza è una semplice evidenza.) Tornando al medico, decide di tastare la zona del romboide destro, tra la colonna vertebrale e la scapola destra, con un tocco talmente pesante al cui confronto quello di un idraulico alle prese con una tubatura incastrata mi sarebbe sembrato una carezza.... (Continua)
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Perché ci incurviamo? E come uscirne?

Come nascono le nostre storture? Le nostre gobbe, le nostre curve scoliotiche, le asimmetrie o le abitudini a tenere alcune parti del corpo molto contratte? Perché se la nostra muscolatura è volontaria ci ritroviamo a non poter più fare tanti movimenti? Feldenkrais lo spiegava in una maniera molto semplice: L'efficacia e la scientificità del Metodo si fondano sulla legge fisiologica di Weber-Fechner, che studia il rapporto tra i sensi e la loro sensibilità...
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La memoria del trauma

I traumi rimangono impressi. La parola trauma ha due significati, uno indicante una lesione prodotta nell'organismo da un agente esterno con un'azione improvvisa e rapidissima, l'altro che indica un evento negativo, che incide sulla persona e la disorienta. Molte persone soffrono di dolori più o meno cronici in seguito a traumi fisici subìti, si pensi ad esempio al frequentissimo colpo di frusta. Perché il dolore persiste?
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