Metodo Feldenkrais Torino

Con Paolo Mosso

Quando un insegnante Feldenkrais va dal fisioterapista

Medico cura te stesso! Sull'incontro tra Metodo Feldenkrais e Fisioterapia Dal momento che il Metodo Feldenkrais non appartiene all'ambito sanitario, io evito sempre di fare diagnosi e prognosi ai clienti. Gli allievi vengono da me portando tutta la propria persona, le diagnosi mediche sono solo una parte marginale di questa, e io, in base a ciò che vedo con gli occhi e sento con le mani, penso e suggerisco cosa, a mio avviso, si possa fare per migliorare i movimenti, per sentirsi più leggeri, più comodi, più efficaci, e per entrare in un processo di apprendimento. Numerose volte ho consigliato di rivolgersi ad un medico o un fisioterapista. E una volta sola una persona è venuta da me sotto consiglio del fisioterapista. A causa di un infortunio patito al ginocchio sinistro giocando a calcio, ho deciso di trattare me stesso come farei con un cliente, consigliandomi di rivolgermi al fisioterapista. Di buon grado, ho accettato il consiglio. Ho contattato quindi un professionista (fisioterapista e osteopata) che stimo e sono andato a farmi visitare. È stato molto bello. Penso che ognuno in questo mondo tenda a vivere il proprio settore di lavoro come un universo chiuso e con poca comunicazione con professionalità più o meno simili alla propria. Gli approcci al corpo di un fisioterapista, di un osteopata o di un insegnante Feldenkrais (per fare solo tre esempi) sanno essere estremamente diversi tra loro. Forse il dottore si è stupito notando come cadessi dal pero, mentre imparavo a fare degli esercizi di stretching come se non li avessi mai fatti prima. Non sapeva che nel mondo Feldenkrais lo stretching non viene utilizzato per ragioni che qui sarebbe troppo lungo affrontare. Mi ha fatto una sorta di analisi strutturale della parte inferiore del corpo: anche questo è un procedimento estraneo al mio modo di lavorare, il quale è interessato più al modo di usarsi (funzione) che alla risultante dell'utilizzo (struttura), più al tutto che alla parte. Ho avuto una ulteriore conferma a sostegno della mia idea secondo cui molto spesso gli approcci strutturale e funzionale possano integrarsi a vicenda, raggiungendo una sorta di complementarietà. Tornando a casa, ricapitolavo nella mia percezione tutti gli elementi emersi nella visita. E ho iniziato così a raccogliere le informazioni acquisite trasformandole in una "esperienza Feldenkrais". Una volta arrivato, ho analizzato meglio nella stasi e nel movimento consapevole alcune cose dette dal fisioterapista. Un esempio: ho percepito lo psoas con una chiarezza diversa dal solito, notando meglio come venisse coinvolto nei movimenti intrarotatori della gamba. Insomma, l'immagine del mio sé si è ingrandita, ho imparato qualcosa. Il mattino successivo, una cliente che viene da me solo da 4-5 volte, mi ha parlato della sua esperienza con una fisioterapista da cui sta andando in questi giorni a causa di una brutta distorsione alla caviglia che ha subito un mesetto fa. Non è nuova ai fisioterapisti, e mi ha raccontato di come il lavoro con la sua dottoressa le rimanga di più rispetto a quando andava una volta, prima…
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Sugli emisferi cerebrali

Negli anni '60 iniziò a diffondersi la teoria che gli emisferi del cervello fossero deputati a funzioni e attività estremamente diverse tra loro, praticamente incompatibili. All'epoca non si avevano le strumentazioni odierne per monitorare l'attività cerebrale, non si sapeva ancora (quasi) nulla di neuroplasticità e per giunta pare che le osservazioni che diedero luogo a tali conclusioni fossero state fatte su soggetti a cui era stata recisa la connessione tra le due parti del cervello per limitare gli effetti delle crisi epilettiche. Si ignorava l'importanza del corpo calloso, un sistema di fibre nervose situato centralmente rispetto ai due emisferi, che ha il compito di connettere le aree simili o tendenzialmente omologhe delle due parti. A volte immagino il sistema nervoso come un collettore di informazioni, molto diverse e a volte anche in contraddizione tra loro, e il suo mistero risiede proprio in questa capacità costante di fare una sintesi. Tuttavia ciò non toglie che esistano differenze tra i due emisferi, e che l'esmifero dominante per la maggior parte delle persone sia il sinistro. Vediamo non esaustivamente a quali attività e funzioni sono deputati i due emisferi: L'emisfero SINISTRO si riferisce al ragionamento logico e matematico, all'analisi, al linguaggio (parola e scrittura), alle esplorazioni in un territorio conosciuto (e ai relativi automatismi) e conosce spazio e tempo. Com'è noto, svolge anche le funzioni di movimento del lato del corpo opposto, il destro. L'emisfero DESTRO è deputato all'intuizione, alla musica e al disegno, alla creatività e all'immaginazione, pensa per immagini e in maniera olistica. Inoltre entra in attività nell'esplorare un territorio sconosciuto e nell'inibire l'azione in caso di pericolo, e non conosce spazio e tempo. Si occupa dei movimenti del lato sinistro del corpo. Risulta evidente che se il cervello non potesse fare una sintesi costante di attività diverse o complementari tra loro, la vita stessa come la conosciamo non sarebbe possibile, o lo sarebbe assai problematicamente. Dal momento che meno di una persona su dieci è mancina e che alcuni comportamenti in caso di pericolo attivano molto di più l'emisfero sinistro che il destro, la maggior parte degli esseri umani trascorre la propria vita cercando di attivare il meno possibile l'emisfero destro: siamo molto più propensi a cercare schemi di comportamento che rendiamo abitudinari e a ripeterli quasi ossessivamente, a ragionare catalogando, a esercitare poco la creatività e a monitorare costantemente il nostro spazio e il tempo "a disposizione". Un comportamento del genere aumenta il livello di stress, perché così facendo ci limitiamo la possibilità di ridurre il nostro troppo ragionare nella mente (overthinking), di cercare cose nuove, di imparare altri modi di adattarci alla vita, di essere più creativi e fantasiosi e di perdersi in una attività senza sentire lo scorrere del tempo. Inoltre i nostri schemi di comportamento a furia di essere ripetuti diventano sempre più forti, e piano piano gli altri che non usiamo più si indeboliscono e scompaiono . Pensiamo a tutte le attività che eravamo soliti fare da bambini per trascorrere il tempo: ad esempio quasi…
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Conoscere se stessi attraverso il movimento

Come è noto il Metodo Feldenkrais non è una cura, chi si rivolge ad un insegnante Feldenkrais lo fa per scoprire modi più ricchi di muoversi o di stare seduto, più intelligenti, meno scomodi, per non forzare su alcune articolazioni o gruppi muscolari a discapito di altri. Migliorando l'utilizzo di sé i dolori cronici possono attenuarsi o scomparire, ma ciò che un insegnante Feldenkrais fa non è direttamente rivolto alla scomparsa di sintomi fastidiosi o dolorosi, ma al miglioramento dei movimenti, e questa spesso si rivela essere una ottima strategia per affrontare il dolore. Un insegnante Feldenkrais quindi non interviene dall'esterno "aggiustando" o "sistemando" quasi magicamente la persona ma sceglie delle strategie affinché il sistema nervoso del cliente possa trovare delle alternative ai comportamenti che gli producono dolore. E, nella stragrande maggioranza dei casi, queste alternative sono cose che chiunque ha posseduto, per lo meno da piccolo, e che poi ha dimenticato. Quindi non ci si inventa niente: il sistema nervoso scopre di avere già delle risorse per uscire da situazioni di disagio. Questi viene guidato dalla mano o dalla voce dell'insegnante Feldenkrais per andare a recuperare una serie di informazioni utili allo scopo, e per abbandonare abitudini di movimento (e quindi di postura) deleterie. Per questo motivo molti miglioramenti ottenuti grazie all'applicazione dei principi del Metodo, spesso con difficoltà vengono notati da chi lo pratica. Dato che il nostro sistema nervoso sta scoprendo delle cose che già aveva imparato, a molte persone sembra del tutto naturale, o persino ovvio e scontato, non avere più fastidio o grande dolore in alcune zone del corpo dopo una manciata di lezioni. E si dimenticano di ciò che avevano. Una volta un cliente prima di una lezione non riusciva ad eseguire da seduto un movimento di antero/retroversione del bacino (nel Feldenkrais lo chiamiamo più comodamente "bascula"), dopo un'ora poteva eseguire il movimento con una discreta fluidità, commentando "non so se ora ci riesco grazie a quello che abbiamo fatto, o  piuttosto perché ho imparato a farlo". Spesso i clienti non colgono i nessi tra ciò che propongo durante una Integrazione Funzionale e i movimenti quotidiani, e quando i secondi migliorano viene loro spontaneo pensare che si tratti di qualcosa che in qualche modo avevano già, e in effetti credo che le cose stiano così, ma in un modo diverso da come loro ritengono. Tante volte ho sentito commenti del tipo "sarà un caso, ma il braccio si muove meglio" o "non so se c'entra con quello che hai fatto, ma mi sento più leggero/a"... Solitamente, quando mi si presenta un nuovo cliente, faccio due cose: - prendo nota di tutti i fastidi che mi riporta, anche apparentemente sconnessi tra di loro, insieme ad una serie di altre informazioni che mi sono utili per lavorare; - e dico che fare meno di 5-6 incontri è come non farne affatto. Questo perché molte persone dopo due o tre lezioni ancora non hanno imparato a sentire le più grandi differenze tra prima e dopo e tra…
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Feldenkrais e “energia”?

Mi è stato di recente fatto notare da un'appassionata delle cosiddette "discipline olistiche" che alcune di queste insistono molto sul termine "energia". Anche a me è capitato, spinto dalla curiosità di sperimentare più metodi e tecniche possibili, di rivolgermi tante volte a dottori o specialisti di un determinato settore che usavano spesso termini ed espressioni come "energia", "calore", "blocco energetico", "sbloccare", oppure nominavano i più famosi meridiani e diaframmi energetici. E ho notato con attenta curiosità che certe espressioni non si usano solo nelle scuole di provenienza orientale. Quindi mi è stato chiesto se il Metodo Feldenkrais avesse qualcosa da dire a riguardo, e io ho fatto una lunga pausa prima di elaborare più o meno quanto segue. Il Metodo Feldenkrais per certi versi si occupa di biomeccanica pura, e mette in evidenza l'importanza dello scheletro come struttura da cui partire e da studiare in maniera rigorosa, seguendo l'impostazione da ingegnere del fondatore del Metodo. Quindi ci si chiede: come si trasmettono le forze? In che modo i muscoli ingaggiano le ossa, e le ossa altre ossa? Qual è l'organizzazione di movimento più efficiente? E quindi la cosiddetta postura migliore? Come trovare un allineamento più funzionale? E così via. Ad una prima impressione sembra che Moshe Feldenkrais si sia esclusivamente preoccupato di come funzioni il sistema muscolo scheletrico e di come il movimento venga sviluppato dal sistema nervoso. C'è dell'altro, più in profondità, che molto spesso emerge più dai libri del dr. Feldenkrais che da un approccio molto comune alla pratica. Feldenkrais era un pioniere, e lui dichiarò di aver scelto il movimento come strumento per occuparsi dello sviluppo del potenziale della persona, inteso in sensi ampi. Nei suoi seminari era solito dire che le persone che avessero seguito ed assimilato il Metodo avrebbero potuto conoscere e realizzare i propri desideri reconditi, e avrebbero avuto la possibilità di conoscere meglio chi sono e di scoprire con maggiore chiarezza la propria volontà. Il "potenziale", per M. Feldenkrais, era anche da intendersi come quello che possiamo fare e che ci siamo preclusi, così come le nostre articolazioni col passare degli anni si sono precluse la completa libertà di movimento che avrebbero in assenza di tensioni parassite che interferiscono nei movimenti. Infatti molto spesso portava ad esempio i cosiddetti geni, cioè esseri umani che hanno sviluppato e creato un proprio modo di agire e di esprimersi in una determinata attività. Cosa c'entra questo con il movimento e con l'energia? Ed ancora: perché migliorare il movimento per conoscersi meglio e conoscere meglio la propria volontà? Secondo me il legame è nel cervello. I nostri muscoli di movimento sono VOLONTARI ma abbiamo condotto una vita che ci ha portati ad usarli in maniera per lo più inconsapevole o inconsulta, insomma: a caso. Quindi qui c'è un cortocircuito evidente tra volontà e comportamento, tra pensiero ed azione. Perché sia la volontà che il comportamento sono inconsapevoli, non c'è dialogo tra pensiero ed azione. Ovvero: spesso non ci accorgiamo che stiamo usando uno o più muscoli involontariamente,…
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