Metodo Feldenkrais Torino

Con Paolo Mosso

Conoscere se stessi attraverso il movimento

Come è noto il Metodo Feldenkrais non è una cura, chi si rivolge ad un insegnante Feldenkrais lo fa per scoprire modi più ricchi di muoversi o di stare seduto, più intelligenti, meno scomodi, per non forzare su alcune articolazioni o gruppi muscolari a discapito di altri. Migliorando l'utilizzo di sé i dolori cronici possono attenuarsi o scomparire, ma ciò che un insegnante Feldenkrais fa non è direttamente rivolto alla scomparsa di sintomi fastidiosi o dolorosi, ma al miglioramento dei movimenti, e questa spesso si rivela essere una ottima strategia per affrontare il dolore. Un insegnante Feldenkrais quindi non interviene dall'esterno "aggiustando" o "sistemando" quasi magicamente la persona ma sceglie delle strategie affinché il sistema nervoso del cliente possa trovare delle alternative ai comportamenti che gli producono dolore. E, nella stragrande maggioranza dei casi, queste alternative sono cose che chiunque ha posseduto, per lo meno da piccolo, e che poi ha dimenticato. Quindi non ci si inventa niente: il sistema nervoso scopre di avere già delle risorse per uscire da situazioni di disagio. Questi viene guidato dalla mano o dalla voce dell'insegnante Feldenkrais per andare a recuperare una serie di informazioni utili allo scopo, e per abbandonare abitudini di movimento (e quindi di postura) deleterie. Per questo motivo molti miglioramenti ottenuti grazie all'applicazione dei principi del Metodo, spesso con difficoltà vengono notati da chi lo pratica. Dato che il nostro sistema nervoso sta scoprendo delle cose che già aveva imparato, a molte persone sembra del tutto naturale, o persino ovvio e scontato, non avere più fastidio o grande dolore in alcune zone del corpo dopo una manciata di lezioni. E si dimenticano di ciò che avevano. Una volta un cliente prima di una lezione non riusciva ad eseguire da seduto un movimento di antero/retroversione del bacino (nel Feldenkrais lo chiamiamo più comodamente "bascula"), dopo un'ora poteva eseguire il movimento con una discreta fluidità, commentando "non so se ora ci riesco grazie a quello che abbiamo fatto, o  piuttosto perché ho imparato a farlo". Spesso i clienti non colgono i nessi tra ciò che propongo durante una Integrazione Funzionale e i movimenti quotidiani, e quando i secondi migliorano viene loro spontaneo pensare che si tratti di qualcosa che in qualche modo avevano già, e in effetti credo che le cose stiano così, ma in un modo diverso da come loro ritengono. Tante volte ho sentito commenti del tipo "sarà un caso, ma il braccio si muove meglio" o "non so se c'entra con quello che hai fatto, ma mi sento più leggero/a"... Solitamente, quando mi si presenta un nuovo cliente, faccio due cose: - prendo nota di tutti i fastidi che mi riporta, anche apparentemente sconnessi tra di loro, insieme ad una serie di altre informazioni che mi sono utili per lavorare; - e dico che fare meno di 5-6 incontri è come non farne affatto. Questo perché molte persone dopo due o tre lezioni ancora non hanno imparato a sentire le più grandi differenze tra prima e dopo e tra…
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Feldenkrais e “energia”?

Mi è stato di recente fatto notare da un'appassionata delle cosiddette "discipline olistiche" che alcune di queste insistono molto sul termine "energia". Anche a me è capitato, spinto dalla curiosità di sperimentare più metodi e tecniche possibili, di rivolgermi tante volte a dottori o specialisti di un determinato settore che usavano spesso termini ed espressioni come "energia", "calore", "blocco energetico", "sbloccare", oppure nominavano i più famosi meridiani e diaframmi energetici. E ho notato con attenta curiosità che certe espressioni non si usano solo nelle scuole di provenienza orientale. Quindi mi è stato chiesto se il Metodo Feldenkrais avesse qualcosa da dire a riguardo, e io ho fatto una lunga pausa prima di elaborare più o meno quanto segue. Il Metodo Feldenkrais per certi versi si occupa di biomeccanica pura, e mette in evidenza l'importanza dello scheletro come struttura da cui partire e da studiare in maniera rigorosa, seguendo l'impostazione da ingegnere del fondatore del Metodo. Quindi ci si chiede: come si trasmettono le forze? In che modo i muscoli ingaggiano le ossa, e le ossa altre ossa? Qual è l'organizzazione di movimento più efficiente? E quindi la cosiddetta postura migliore? Come trovare un allineamento più funzionale? E così via. Ad una prima impressione sembra che Moshe Feldenkrais si sia esclusivamente preoccupato di come funzioni il sistema muscolo scheletrico e di come il movimento venga sviluppato dal sistema nervoso. C'è dell'altro, più in profondità, che molto spesso emerge più dai libri del dr. Feldenkrais che da un approccio molto comune alla pratica. Feldenkrais era un pioniere, e lui dichiarò di aver scelto il movimento come strumento per occuparsi dello sviluppo del potenziale della persona, inteso in sensi ampi. Nei suoi seminari era solito dire che le persone che avessero seguito ed assimilato il Metodo avrebbero potuto conoscere e realizzare i propri desideri reconditi, e avrebbero avuto la possibilità di conoscere meglio chi sono e di scoprire con maggiore chiarezza la propria volontà. Il "potenziale", per M. Feldenkrais, era anche da intendersi come quello che possiamo fare e che ci siamo preclusi, così come le nostre articolazioni col passare degli anni si sono precluse la completa libertà di movimento che avrebbero in assenza di tensioni parassite che interferiscono nei movimenti. Infatti molto spesso portava ad esempio i cosiddetti geni, cioè esseri umani che hanno sviluppato e creato un proprio modo di agire e di esprimersi in una determinata attività. Cosa c'entra questo con il movimento e con l'energia? Ed ancora: perché migliorare il movimento per conoscersi meglio e conoscere meglio la propria volontà? Secondo me il legame è nel cervello. I nostri muscoli di movimento sono VOLONTARI ma abbiamo condotto una vita che ci ha portati ad usarli in maniera per lo più inconsapevole o inconsulta, insomma: a caso. Quindi qui c'è un cortocircuito evidente tra volontà e comportamento, tra pensiero ed azione. Perché sia la volontà che il comportamento sono inconsapevoli, non c'è dialogo tra pensiero ed azione. Ovvero: spesso non ci accorgiamo che stiamo usando uno o più muscoli involontariamente,…
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Feldenkrais è casa mia: siete benvenuti

Più di un anno fa decisi di creare il mio studio in casa e i vantaggi di questa scelta sono al momento tanti, non solo di ordine pratico: Tanto per cominciare abito in pieno centro, a due passi dalla fermata Re Umberto della Metro, a 5 minuti a piedi da Porta Nuova e 10 minuti da Porta Susa. Casa mia è facilmente raggiungibile da chiunque, e nonostante la centralità della zona non è affatto difficile trovare parcheggio. Il palazzo in cui vivo è protetto da un fantastico cortile interno che sembra isolare in maniera surreale dai rumori della città che pochi metri più in là possono essere fastidiosi. In casa ho uno spazio perfettamente adeguato e adibito permanentemente a studio, e questa gestione mi permette di poter proporre dei prezzi competitivi, considerando anche che il Metodo richiede una specializzazione molto elevata. Gli anni di formazione sono quattro, ed è solo l'inizio: il Metodo è formazione continua e continuo studio, non mancano i corsi di specializzazione e di approfondimento avanzato. Ci si sente sempre a metà strada su una strada infinita. Inoltre il Feldenkrais è parte integrante della mia vita e del mio quotidiano, non rappresenta solo l'esercizio di una professione ma è quasi come una seconda natura che sento di indossare. Ricevere in casa riveste anche per questo motivo un'importanza particolare. Il mio studio è una stanza dedicata solo allo sviluppo e all'esercizio del metodo. È in questo spazio che scelgo di approfondire quotidianamente i processi di consapevolezza psicomotoria; è sul suo pavimento che trascorro ore ad ascoltare il mio corpo. È uno spazio che mi ha visto cambiare e crescere molto e che accoglie i cambiamenti di molte persone. Infine, spesso posso permettermi di trascorrere liberamente un po' di tempo con il cliente senza guardare ossessivamente l'orologio. Da qui possono avere luogo racconti interessanti, piccole o grandi confidenze, e qualche sguardo ad uno dei libri sul metodo o sul corpo umano che si trovano in casa mia.
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Un tocco rivoluzionario

Qualche settimana fa sono andato da un medico specialista che ad un certo punto della visita ha voluto toccarmi la schiena. Ho pensato, forse per deformazione professionale, con stupore: "allora esistono ancora medici che usano anche il tocco come strumento di diagnosi". Era infatti da anni che non mi capitava: le visite a cui sono abituato consistono solitamente in uno scambio di informazioni, di consigli, di indicazioni e di prescrizioni che avviene con medico e paziente seduti rispettivamente ai propri posti, con una scrivania che li separa. (Questo non significa che io ritenga che un buon medico per essere tale debba anche toccare il paziente. Semplicemente constato quella che nella mia esperienza è una semplice evidenza.) Tornando al medico, decide di tastare la zona del romboide destro, tra la colonna vertebrale e la scapola destra, con un tocco talmente pesante al cui confronto quello di un idraulico alle prese con una tubatura incastrata mi sarebbe sembrato una carezza.... (Continua)
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