Metodo Feldenkrais Torino

Con Paolo Mosso

Il paradosso del cambiamento

Moshe Feldenkrais riteneva che l'apprendimento fosse un trucco, e che non fosse necessario mettere la volontà al primo posto se si vuole "cambiare" e migliorare. Chi ha esperienza nelle lezioni di Consapevolezza Attraverso il Movimento ha imparato che la cosa più importante in questa pratica è la maniera in cui dirigiamo la nostra l'attenzione. Feldenkrais in alcune lezioni ripete una cinquantina di volte l'espressione "pay attention". Si tratta di un'attenzione senza intervento. Cosa significa? Un esempio: spesso nelle CAM viene richiesto di fare un movimento con un lato del corpo, e poi di ripeterlo con l'altra parte. Un'osservazione attenta può così notare delle differenze più o meno grandi od evidenti tra modi di muoversi dei due lati. Tante volte, dopo aver notato queste differenze, la nostra reazione spontanea è quella di voler migliorare la parte del corpo che a nostro avviso si muove "peggio". Qui quindi interviene la nostra volontà e la voglia di ottenere risultati migliori. Questo approccio è utile secondo me solo nella misura in cui prima o poi ci rivela tutta la sua inefficacia. "I nostri sistemi nervosi sono più intelligenti di noi", questa un'altra massima del Dr. Feldenkrais. Nel percorso di cambiamento proposto dal Metodo Feldenkrais noi ci facciamo un po' da parte, la nostra intenzione diventa più che altro quella di raccogliere informazioni da consegnare al sistema nervoso. La semplice osservazione senza giudizio delle differenze tra i movimenti di un lato del corpo rispetto all'altro, che può essere più o meno ricca di dettagli a seconda di come abbiamo sviluppato la nostra sensibilità, dona delle informazioni "pure" al sistema nervoso. Il quale, durante il riposo tra un movimento e l'altro, può così ricalibrare l'esecuzione, migliorandola. L'attitudine di voler migliorare attraverso la volontà tradisce uno sforzo, e la possibilità di non avere scelta tra il miglioramento e la frustrazione. Messo così alle strette, il nostro sistema nervoso non è libero di elaborare una via che gli sia più congeniale. Il paradosso del cambiamento è quindi la capacità di migliorare quasi senza intenzione, diventando spettatori di questo processo.
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Feldenkrais e il Cervello

Cosa succede nel nostro sistema nervoso quando eseguiamo una lezione di Consapevolezza Attraverso il Movimento del Metodo Feldenkrais? Questo interessantissimo articolo del trainer statunitense Roger Russell amplia parecchi orizzonti in merito. Il nostro cervello è incredibilmente complesso. È interconnesso in maniera intricata, intrecciato con i nostri abili corpi. I nostri cervelli coordinano i nostri movimenti, le nostre sensazioni, i nostri sentimenti e il nostro apprendimento. Dall’esperienza di un’intera vita trascorsa studiando la rete dinamica del sistema nervoso, emerge il nostro senso di chi siamo e di chi possiamo diventare. Modellando le sue uniche lezioni di movimento, Moshe Feldenkrais riconobbe che il nostro senso di sé – l’immagine di noi stessi – è costruito sulle fondamenta della nostra esperienza di movimento. Durante la presentazione serale alla conferenza annuale di Washington DC, esploreremo come la consapevolezza del nostro movimento possa portare con sé scoperte sorprendentemente piacevoli a proposito di come possiamo muoverci con padronanza e grazia. L’intrigante esperienza di questa brillante maniera di ampliare il nostro repertorio di movimento fa nascere una domanda: “come funziona una lezione Feldenkrais?” La risposta risiede nella comprensione di come il nostro cervello organizza il movimento. Usando la metafora della “coordinazione a cascata” (vedi immagine), vedremo come una lezione Feldenkrais abbia un impatto su tutti i livelli del nostro sistema nervoso. Dalla corteccia prefrontale al midollo spinale e ritorno, una lezione Feldenkrais migliora la coordinazione del movimento e rende più raffinata la percezione del proprio corpo. Ci occuperemo di quanto segue: la corteccia prefrontale (1° livello nell’immagine) è il più alto centro neurologico per pianificare i nostri comportamenti. Il primo che ingaggiamo quando intraprendiamo un’azione. La corteccia prefrontale coopera con altri centri cerebrali per regolare: La nostra identità corporea Gli aspetti sociali del nostro comportamento La nostra flessibilità di comportamento e la regolazione emozionale. Una lezione Feldenkrais influisce su questi processi neurologici di alto livello. Attraverso una esecuzione raffinata, maggiore sicurezza e una connessione più profonda con il nostro nucleo umano, noi sperimentiamo crescita personale, resilienza e una salutare vitalità. Il sistema limbico (2° livello) è il centro emozionale del nostro cervello. Conferisce una sensazione emotiva alle nostre esperienze e ai nostri progetti: curiosità, paura, piacere, vergogna, desiderio o rabbia. Una lezione Feldenkrais ci aiuta ad affinare un agile bilanciamento tra ragione, sentimento e sensazione. Proviamo pazienza e un vitale auto-rispetto. Una delle sorprese della serata sarà l’esperienza di come una lezione Feldenkrais influenza ciò che pensiamo sia un processo emotivo inconscio. L’attenzione (3° livello) orchestra il ritmo delle operazioni del nostro cervello, stabilendo se reclutare per l’azione il centro nervoso sensoriale o motorio. Scopriremo come questo avviene e perché la consapevole direzione della nostra attenzione è così vitale per noi; e lungo questo percorso scopriremo una nuova capacità, quella di una "curiosità flessibile". Due cicli primari di attività, che connettono diverse parti del cervello, sono coinvolti nella dettagliata programmazione dei nostri movimenti. Queste reti operano tra la corteccia premotoria, il ganglio basale e il talamo, che si trovano in zone remote del cervello, e il cervelletto,…
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Feldenkrais e riflesso di orientamento

Il riflesso di orientamento è una scoperta importantissima fatta da alcuni neurofisiologi russi, tra cui in particolare Sokolov. È un riflesso che ci orienta verso ciò che non capiamo, verso l'anomalia. Ciò significa che abbiamo una struttura costruita dentro di noi che ci aiuta a trovare un senso a ciò che non capiamo. È un istinto vero e proprio. Quando siamo sorpresi da qualcosa, o spaventati da qualcosa, il riflesso di orientamento si manifesta nella sua forma più bassa. È parte del meccanismo che ci difende dai predatori, ossia una risposta del sistema nervoso che richiede un processo cognitivo ridotto. Veloce abbastanza da permetterci di fare un salto se spunta un serpente. Un importante adattamento nello sviluppo dell'essere umano sono i molteplici eco del riflesso di orientamento a differenti livelli del sistema nervoso. Il riflesso di orientamento si è sviluppato in maniera molto complessa. Se qualcosa ci spaventa o sorprende in maniera molto forte, potremmo trascorrere un anno intero a pensarci. E un intero anno di processo di pensiero è una estesa manifestazione del riflesso di orientamento. Un comportamento molto comune dell'essere umano è quello di consolidare le proprie abitudini, trovare delle strategie e schemi che funzionano, e ripercorrerli consapevolmente o meno. Quando esploriamo un territorio sconosciuto invece si attiva il nostro riflesso di orientamento, cerchiamo di dare un senso a ciò che non conosciamo, e la nostra rappresentazione del mondo si modifica, si arricchisce. Ed è qualcosa che possiamo estendere a tutte le esperienze che possiamo fare. Il Metodo sviluppato dal dr. Feldenkrais applica questi principi ad un livello fondamentale dell'esperienza umana, quello del movimento. Le lezioni di Consapevolezza Attraverso il Movimento da lui ideate sono delle esplorazioni, non degli esercizi. Attraverso una voce veniamo condotti in territori inesplorati del nostro movimento, o che le nostre abitudini non hanno più reso possibili. Il movimento richiesto dapprima ci è ignoto, poi viene ripetuto e familiarizzato, e improvvisamente entra nell'immagine che abbiamo di noi. Inizia ad avere senso. L'immagine di noi è cambiata, conosciamo meglio alcune nostre potenzialità e gli atteggiamenti che le ostacolano. I due emisferi hanno dialogato in maniera diversa dal solito: il noto si è fatto da parte, l'esplorazione dell'ignoto ha prodotto dei cambiamenti, e si fa spazio una sensazione di maggiore unità, completezza, interezza, come se tutto al nostro interno fosse interconnesso. Non è da sottovalutare la portata di un'esperienza di questo tipo, perché il movimento è la funzione più importante nello sviluppo del sistema nervoso, e questa attitudine esplorativa, eseguita ad un livello così basico e fondante come quello del movimento, si svilupperà a cascata anche nell'esercizio delle funzioni superiori che entrano in gioco nel nostro adattamento alla vita.
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Botox e cervello

Circa un mese fa mi sono imbattuto in un articolo che riportava come l'utilizzo del botulino a fini estetici avesse delle ripercussioni - soprattutto negative - sull'umore, sulla percezione delle proprie emozioni, sulla capacità di comprendere le emozioni altrui e pertanto di essere empatici. L'articolo era questo. Leggendolo mi è venuto in mente uno dei temi considerati più "di frontiera" tra quelli proposti dal dr. Feldenkrais: Egli sosteneva che se non ci fosse l'attività motoria muscolare non saremmo in grado di avere emozioni e di riconoscerle. Aggiungeva che non esistono dei "recettori" nel cervello dedicati alle emozioni. Ma che il sistema nervoso associasse determinati movimenti muscolari ad alcune emozioni e riconoscesse di essere arrabbiato, o felice, o sereno, in base alla presenza o assenza di determinate tensioni muscolari. Questo pertanto sarebbe qualcosa che abbiamo appreso da piccolissimi e immagazzinato in regioni estremamente "profonde" del sistema nervoso, e di cui non siamo più consapevoli. Soprattutto da bambini, ci è impossibile separare emozioni e movimento. Un bambino quando è contento lo mostra anche con i movimenti, quando è arrabbiato lo fa capire - volontariamente o no - con una espressione facciale. Io se ai tempi della scuola fossi stato capace di ridere di gusto "interiormente", senza mostrare alcunché nella mia espressione facciale, mi sarei risparmiato qualche tirata d'orecchie. «La mia tesi di fondo è che l'unità di mente e corpo sia una realtà oggettiva, che queste entità non siano collegate fra loro in un modo o nell'altro, ma sono un tutto inseparabile. In termini più chiari: sostengo che il cervello non può pensare senza le funzioni motorie.» Diceva appunto Feldenkrais. Qualcuno potrebbe pensare che esistano pensieri "puri", ma in uno stato di profondo rilassamento noterebbe che ogni pensiero provoca un cambiamento nei muscoli. Se io ad esempio penso di dire qualcosa, attivo anche dei muscoli nella gola. L'attivazione è minima e per notarla occorre una buona sensibilità. Pertanto tornando a quanto scrivevo all'inizio, chi utilizza il botox per distendere la pelle e i muscoli facciali perde, in una certa misura, la capacità di provare le emozioni associate a quei determinati muscoli. Di conseguenza non le potrà riconoscere negli altri, perché l'osservazione della mimica facciale altrui non potrà attivare gli stessi neuroni mimici (meccanismo dei neuroni specchio) nel proprio sistema nervoso, impedendo la possibilità di "vivere" e comprendere le stesse o simili emozioni. Quindi, le varie star che intervengono sul proprio viso con il botulino, molto spesso non sembrano solamente inespressive. Lo sono realmente.
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