Metodo Feldenkrais Torino

Con Paolo Mosso

Core Strength is Not your Master

Spesso sentiamo parlare da molte persone della necessità di rinforzare alcuni gruppi muscolari a preferenza di altri per migliorare i movimenti e la postura. In questi giorni ho trovato un articolo in inglese molto interessante sul tema e mi sono permesso di farne una veloce traduzione. Qui l'articolo originale di Erin Ferguson. Purtroppo "core" e "master", due parole dal significato così immediato in inglese, non mi sembrano così facili, per lo meno in questo contesto, da rendere in maniera altrettanto immediata nella nostra lingua (tant'è che molti nel mondo del fitness usano la parola "core" senza tradurla), ma credo che sia tutto ampiamente comprensibile. Le idee culturali prevalenti si riferiscono all'addome come al nucleo del movimento (core), e si parla della "forza del nucleo" (core strenght) come qualcosa di benefico. Consideriamo alcune idee basate sul metodo Feldenkrais a proposito del rafforzamento dell'addome: I muscoli devono lavorare in tandem Vediamo cos'è un'adeguata distribuzione del lavoro. Se puoi contrarre con tanta forza i muscoli addominali, non significa che puoi usarli in modo efficiente. Un movimento efficiente deriva dal complesso sistema di muscoli interconnessi che lavora in modo appropriato, cioè contraendo ciascuno secondo la sua funzione e dimensione. Rafforzare i muscoli addominali non aiuta lo sviluppo di queste abilità. Anzi, può avere profonde conseguenze funzionali negative. Anche i muscoli più sviluppati non servono a nulla se non riescono a coordinarsi con la nostra intenzione di agire nel mondo. La forza deriva da una funzione bilanciata La forza (power) è un funzionamento integrato di tutte le parti. È la relazione funzionale dei muscoli con il movimento che conta, non la forza intrinseca di un singolo muscolo. L'equilibrio e l'organizzazione non dipendono dalla forza rigida, ma dalla capacità di cedere e piegarsi. Questo non può accadere con muscoli tesi e contratti. La vera forza è un perfetto equilibrio tra cedimento e resistenza. Troppa resistenza o troppo cedimento crea ulteriore lavoro per i nostri muscoli per compensare lo squilibrio. I muscoli devono essere disponibili Se i muscoli addominali sono tesi per via della "forza del nucleo", non sono disponibili per spostare il tronco. Il loro potenziale potere è già sparito. Quando prendiamo l'abitudine di avere eccessiva contrazione in un'area come l'addome, questa interferisce con la vera forza coordinata. È una cosa del cervello Il miglioramento delle capacità motorie è un problema di tempistica complesso, che viene risolto nel cervello. Imporre schemi di controllo anormali e non funzionali nell'addome significa evitare una riorganizzazione naturale del sistema neuromuscolare. Il semplice rafforzamento dei muscoli addominali non migliorerà le capacità motorie. Riorganizzare i modelli neuromuscolari è una strategia evolutiva vecchia quanto la vita umana. Avere questa possibilità ci dà la capacità unica di apprendere, sviluppare e creare una scelta nel nostro comportamento. La scelta aumenta la spontaneità Una scelta migliore nel nostro sistema muscolo-scheletrico consente una maggiore spontaneità in risposta all'ambiente, come ad esempio raddrizzare rapidamente una bicicletta, catturare un bicchiere che cade o riprendersi da un inciampo. (Mentre queste sono cose meccaniche, più accediamo alla nostra capacità di riorganizzare…
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Il paradosso del cambiamento

Moshe Feldenkrais riteneva che l'apprendimento fosse un trucco, e che non fosse necessario mettere la volontà al primo posto se si vuole "cambiare" e migliorare. Chi ha esperienza nelle lezioni di Consapevolezza Attraverso il Movimento ha imparato che la cosa più importante in questa pratica è la maniera in cui dirigiamo la nostra l'attenzione. Feldenkrais in alcune lezioni ripete una cinquantina di volte l'espressione "pay attention". Si tratta di un'attenzione senza intervento. Cosa significa? Un esempio: spesso nelle CAM viene richiesto di fare un movimento con un lato del corpo, e poi di ripeterlo con l'altra parte. Un'osservazione attenta può così notare delle differenze più o meno grandi od evidenti tra modi di muoversi dei due lati. Tante volte, dopo aver notato queste differenze, la nostra reazione spontanea è quella di voler migliorare la parte del corpo che a nostro avviso si muove "peggio". Qui quindi interviene la nostra volontà e la voglia di ottenere risultati migliori. Questo approccio è utile secondo me solo nella misura in cui prima o poi ci rivela tutta la sua inefficacia. "I nostri sistemi nervosi sono più intelligenti di noi", questa un'altra massima del Dr. Feldenkrais. Nel percorso di cambiamento proposto dal Metodo Feldenkrais noi ci facciamo un po' da parte, la nostra intenzione diventa più che altro quella di raccogliere informazioni da consegnare al sistema nervoso. La semplice osservazione senza giudizio delle differenze tra i movimenti di un lato del corpo rispetto all'altro, che può essere più o meno ricca di dettagli a seconda di come abbiamo sviluppato la nostra sensibilità, dona delle informazioni "pure" al sistema nervoso. Il quale, durante il riposo tra un movimento e l'altro, può così ricalibrare l'esecuzione, migliorandola. L'attitudine di voler migliorare attraverso la volontà tradisce uno sforzo, e la possibilità di non avere scelta tra il miglioramento e la frustrazione. Messo così alle strette, il nostro sistema nervoso non è libero di elaborare una via che gli sia più congeniale. Il paradosso del cambiamento è quindi la capacità di migliorare quasi senza intenzione, diventando spettatori di questo processo.
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Feldenkrais e il Cervello

Cosa succede nel nostro sistema nervoso quando eseguiamo una lezione di Consapevolezza Attraverso il Movimento del Metodo Feldenkrais? Questo interessantissimo articolo del trainer statunitense Roger Russell amplia parecchi orizzonti in merito. Il nostro cervello è incredibilmente complesso. È interconnesso in maniera intricata, intrecciato con i nostri abili corpi. I nostri cervelli coordinano i nostri movimenti, le nostre sensazioni, i nostri sentimenti e il nostro apprendimento. Dall’esperienza di un’intera vita trascorsa studiando la rete dinamica del sistema nervoso, emerge il nostro senso di chi siamo e di chi possiamo diventare. Modellando le sue uniche lezioni di movimento, Moshe Feldenkrais riconobbe che il nostro senso di sé – l’immagine di noi stessi – è costruito sulle fondamenta della nostra esperienza di movimento. Durante la presentazione serale alla conferenza annuale di Washington DC, esploreremo come la consapevolezza del nostro movimento possa portare con sé scoperte sorprendentemente piacevoli a proposito di come possiamo muoverci con padronanza e grazia. L’intrigante esperienza di questa brillante maniera di ampliare il nostro repertorio di movimento fa nascere una domanda: “come funziona una lezione Feldenkrais?” La risposta risiede nella comprensione di come il nostro cervello organizza il movimento. Usando la metafora della “coordinazione a cascata” (vedi immagine), vedremo come una lezione Feldenkrais abbia un impatto su tutti i livelli del nostro sistema nervoso. Dalla corteccia prefrontale al midollo spinale e ritorno, una lezione Feldenkrais migliora la coordinazione del movimento e rende più raffinata la percezione del proprio corpo. Ci occuperemo di quanto segue: la corteccia prefrontale (1° livello nell’immagine) è il più alto centro neurologico per pianificare i nostri comportamenti. Il primo che ingaggiamo quando intraprendiamo un’azione. La corteccia prefrontale coopera con altri centri cerebrali per regolare: La nostra identità corporea Gli aspetti sociali del nostro comportamento La nostra flessibilità di comportamento e la regolazione emozionale. Una lezione Feldenkrais influisce su questi processi neurologici di alto livello. Attraverso una esecuzione raffinata, maggiore sicurezza e una connessione più profonda con il nostro nucleo umano, noi sperimentiamo crescita personale, resilienza e una salutare vitalità. Il sistema limbico (2° livello) è il centro emozionale del nostro cervello. Conferisce una sensazione emotiva alle nostre esperienze e ai nostri progetti: curiosità, paura, piacere, vergogna, desiderio o rabbia. Una lezione Feldenkrais ci aiuta ad affinare un agile bilanciamento tra ragione, sentimento e sensazione. Proviamo pazienza e un vitale auto-rispetto. Una delle sorprese della serata sarà l’esperienza di come una lezione Feldenkrais influenza ciò che pensiamo sia un processo emotivo inconscio. L’attenzione (3° livello) orchestra il ritmo delle operazioni del nostro cervello, stabilendo se reclutare per l’azione il centro nervoso sensoriale o motorio. Scopriremo come questo avviene e perché la consapevole direzione della nostra attenzione è così vitale per noi; e lungo questo percorso scopriremo una nuova capacità, quella di una "curiosità flessibile". Due cicli primari di attività, che connettono diverse parti del cervello, sono coinvolti nella dettagliata programmazione dei nostri movimenti. Queste reti operano tra la corteccia premotoria, il ganglio basale e il talamo, che si trovano in zone remote del cervello, e il cervelletto,…
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Feldenkrais e riflesso di orientamento

Il riflesso di orientamento è una scoperta importantissima fatta da alcuni neurofisiologi russi, tra cui in particolare Sokolov. È un riflesso che ci orienta verso ciò che non capiamo, verso l'anomalia. Ciò significa che abbiamo una struttura costruita dentro di noi che ci aiuta a trovare un senso a ciò che non capiamo. È un istinto vero e proprio. Quando siamo sorpresi da qualcosa, o spaventati da qualcosa, il riflesso di orientamento si manifesta nella sua forma più bassa. È parte del meccanismo che ci difende dai predatori, ossia una risposta del sistema nervoso che richiede un processo cognitivo ridotto. Veloce abbastanza da permetterci di fare un salto se spunta un serpente. Un importante adattamento nello sviluppo dell'essere umano sono i molteplici eco del riflesso di orientamento a differenti livelli del sistema nervoso. Il riflesso di orientamento si è sviluppato in maniera molto complessa. Se qualcosa ci spaventa o sorprende in maniera molto forte, potremmo trascorrere un anno intero a pensarci. E un intero anno di processo di pensiero è una estesa manifestazione del riflesso di orientamento. Un comportamento molto comune dell'essere umano è quello di consolidare le proprie abitudini, trovare delle strategie e schemi che funzionano, e ripercorrerli consapevolmente o meno. Quando esploriamo un territorio sconosciuto invece si attiva il nostro riflesso di orientamento, cerchiamo di dare un senso a ciò che non conosciamo, e la nostra rappresentazione del mondo si modifica, si arricchisce. Ed è qualcosa che possiamo estendere a tutte le esperienze che possiamo fare. Il Metodo sviluppato dal dr. Feldenkrais applica questi principi ad un livello fondamentale dell'esperienza umana, quello del movimento. Le lezioni di Consapevolezza Attraverso il Movimento da lui ideate sono delle esplorazioni, non degli esercizi. Attraverso una voce veniamo condotti in territori inesplorati del nostro movimento, o che le nostre abitudini non hanno più reso possibili. Il movimento richiesto dapprima ci è ignoto, poi viene ripetuto e familiarizzato, e improvvisamente entra nell'immagine che abbiamo di noi. Inizia ad avere senso. L'immagine di noi è cambiata, conosciamo meglio alcune nostre potenzialità e gli atteggiamenti che le ostacolano. I due emisferi hanno dialogato in maniera diversa dal solito: il noto si è fatto da parte, l'esplorazione dell'ignoto ha prodotto dei cambiamenti, e si fa spazio una sensazione di maggiore unità, completezza, interezza, come se tutto al nostro interno fosse interconnesso. Non è da sottovalutare la portata di un'esperienza di questo tipo, perché il movimento è la funzione più importante nello sviluppo del sistema nervoso, e questa attitudine esplorativa, eseguita ad un livello così basico e fondante come quello del movimento, si svilupperà a cascata anche nell'esercizio delle funzioni superiori che entrano in gioco nel nostro adattamento alla vita.
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