Metodo Feldenkrais Torino

Con Paolo Mosso

Botox e cervello

Circa un mese fa mi sono imbattuto in un articolo che riportava come l’utilizzo del botulino a fini estetici avesse delle ripercussioni – soprattutto negative – sull’umore, sulla percezione delle proprie emozioni, sulla capacità di comprendere le emozioni altrui e pertanto di essere empatici.
L’articolo era questo.

Leggendolo mi è venuto in mente uno dei temi considerati più “di frontiera” tra quelli proposti dal dr. Feldenkrais:
Egli sosteneva che se non ci fosse l’attività motoria muscolare non saremmo in grado di avere emozioni e di riconoscerle. Aggiungeva che non esistono dei “recettori” nel cervello dedicati alle emozioni. Ma che il sistema nervoso associasse determinati movimenti muscolari ad alcune emozioni e riconoscesse di essere arrabbiato, o felice, o sereno, in base alla presenza o assenza di determinate tensioni muscolari.
Questo pertanto sarebbe qualcosa che abbiamo appreso da piccolissimi e immagazzinato in regioni estremamente “profonde” del sistema nervoso, e di cui non siamo più consapevoli.

Soprattutto da bambini, ci è impossibile separare emozioni e movimento. Un bambino quando è contento lo mostra anche con i movimenti, quando è arrabbiato lo fa capire – volontariamente o no – con una espressione facciale.
Io se ai tempi della scuola fossi stato capace di ridere di gusto “interiormente”, senza mostrare alcunché nella mia espressione facciale, mi sarei risparmiato qualche tirata d’orecchie.

«La mia tesi di fondo è che l’unità di mente e corpo sia una realtà oggettiva, che queste entità non siano collegate fra loro in un modo o nell’altro, ma sono un tutto inseparabile. In termini più chiari: sostengo che il cervello non può pensare senza le funzioni motorie.» Diceva appunto Feldenkrais.

Qualcuno potrebbe pensare che esistano pensieri “puri”, ma in uno stato di profondo rilassamento noterebbe che ogni pensiero provoca un cambiamento nei muscoli.
Se io ad esempio penso di dire qualcosa, attivo anche dei muscoli nella gola. L’attivazione è minima e per notarla occorre una buona sensibilità.

Pertanto tornando a quanto scrivevo all’inizio, chi utilizza il botox per distendere la pelle e i muscoli facciali perde, in una certa misura, la capacità di provare le emozioni associate a quei determinati muscoli. Di conseguenza non le potrà riconoscere negli altri, perché l’osservazione della mimica facciale altrui non potrà attivare gli stessi neuroni mimici (meccanismo dei neuroni specchio) nel proprio sistema nervoso, impedendo la possibilità di “vivere” e comprendere le stesse o simili emozioni.

Quindi, le varie star che intervengono sul proprio viso con il botulino, molto spesso non sembrano solamente inespressive. Lo sono realmente.

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