Metodo Feldenkrais Torino

Con Paolo Mosso

Sugli emisferi cerebrali

Negli anni ’60 iniziò a diffondersi la teoria che gli emisferi del cervello fossero deputati a funzioni e attività estremamente diverse tra loro, praticamente incompatibili. All’epoca non si avevano le strumentazioni odierne per monitorare l’attività cerebrale, non si sapeva ancora (quasi) nulla di neuroplasticità e per giunta pare che le osservazioni che diedero luogo a tali conclusioni fossero state fatte su soggetti a cui era stata recisa la connessione tra le due parti del cervello per limitare gli effetti delle crisi epilettiche.

Si ignorava l’importanza del corpo calloso, un sistema di fibre nervose situato centralmente rispetto ai due emisferi, che ha il compito di connettere le aree simili o tendenzialmente omologhe delle due parti.
A volte immagino il sistema nervoso come un collettore di informazioni, molto diverse e a volte anche in contraddizione tra loro, e il suo mistero risiede proprio in questa capacità costante di fare una sintesi.

Tuttavia ciò non toglie che esistano differenze tra i due emisferi, e che l’esmifero dominante per la maggior parte delle persone sia il sinistro. Vediamo non esaustivamente a quali attività e funzioni sono deputati i due emisferi:

L’emisfero SINISTRO si riferisce al ragionamento logico e matematico, all’analisi, al linguaggio (parola e scrittura), alle esplorazioni in un territorio conosciuto (e ai relativi automatismi) e conosce spazio e tempo. Com’è noto, svolge anche le funzioni di movimento del lato del corpo opposto, il destro.

L’emisfero DESTRO è deputato all’intuizione, alla musica e al disegno, alla creatività e all’immaginazione, pensa per immagini e in maniera olistica. Inoltre entra in attività nell’esplorare un territorio sconosciuto e nell’inibire l’azione in caso di pericolo, e non conosce spazio e tempo. Si occupa dei movimenti del lato sinistro del corpo.

Risulta evidente che se il cervello non potesse fare una sintesi costante di attività diverse o complementari tra loro, la vita stessa come la conosciamo non sarebbe possibile, o lo sarebbe assai problematicamente.

Dal momento che meno di una persona su dieci è mancina e che alcuni comportamenti in caso di pericolo attivano molto di più l’emisfero sinistro che il destro, la maggior parte degli esseri umani trascorre la propria vita cercando di attivare il meno possibile l’emisfero destro: siamo molto più propensi a cercare schemi di comportamento che rendiamo abitudinari e a ripeterli quasi ossessivamente, a ragionare catalogando, a esercitare poco la creatività e a monitorare costantemente il nostro spazio e il tempo “a disposizione”.

Un comportamento del genere aumenta il livello di stress, perché così facendo ci limitiamo la possibilità di ridurre il nostro troppo ragionare nella mente (overthinking), di cercare cose nuove, di imparare altri modi di adattarci alla vita, di essere più creativi e fantasiosi e di perdersi in una attività senza sentire lo scorrere del tempo.
Inoltre i nostri schemi di comportamento a furia di essere ripetuti diventano sempre più forti, e piano piano gli altri che non usiamo più si indeboliscono e scompaiono . Pensiamo a tutte le attività che eravamo soliti fare da bambini per trascorrere il tempo: ad esempio quasi tutti noi da piccoli abbiamo disegnato tanto, poi abbiamo progressivamente smesso, e ora disegnare è un’opzione che non prendiamo minimamente in considerazione nel nostro tempo libero. Use it or lose it.

Ma fortunatamente il cervello è una meraviglia della natura, ed è nato per imparare cose nuove. Come possiamo fare per sfruttare meglio le potenzialità del nostro sistema nervoso? Come vivere in maniera più bilanciata? Come gestire meglio lo stress? Come avere a disposizione più “ricchezza” di comportamenti, di modi di ragionare e di approcciare alle cose?

Cosa c’entra con il movimento?
Pensiamo a tutti i movimenti raffinati che sappiamo fare: scrivere, lavarsi i denti, svitare delle piccole viti, mettere mano agli ingranaggi di un orologio… Tendenzialmente li eseguiamo bene solo con una mano, con l’altra ci sentiamo impacciati, imbranati, goffi.
Ciò significa che abbiamo sviluppato solo un emisfero nel fare dei movimenti raffinati, il quale si ritrova con mappe più elaborate, una ricchezza maggiore di collegamenti neuronali, e un’attività più costante che a sua volta stimola le aree contigue deputate ad altre attività.

Migliorare le capacità di movimento raffinato con la nostra mano “di seconda scelta” permette di sviluppare collegamenti altrettanto raffinati nell’altra parte di cervello, consentendo al corpo calloso di fare la sua sintesi con informazioni più ricche e meno sbilanciate. Non è una ricetta per risolvere i propri problemi, i cambiamenti però possono essere considerevoli benché sottili.
Provare per credere: per un mese si può esercitare la scrittura con “l’altra mano”, bastano dieci-quindici minuti al giorno, fatti con “attenzione Feldenkrais”.

Altre idee? Feldenkrais consigliava di esplorare casa propria con gli occhi bendati.
Affinché i cambiamenti siano considerevoli non è necessario dedicare tanto tempo, ma dedicare tante volte dei piccoli intervalli di tempo, per numerosi giorni. Repetita iuvant!

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